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Aidwatch 2010: Obiettivi del Millennio lontani per l'Italia
Il 10 giugno 2010 all’Hotel Nazionale di Roma, in contemporanea con il lancio in tutta Europa, è stato presentato in Italia il quarto rapporto Aidwatch 2010, elaborato dalla Confederazione europea delle ONG di urgenza e di sviluppo (CONCORD) di cui COOPI è parte.
La ricerca, nell’anno della verifica dei progressi per il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio fissata per il 2015, traccia un quadro sulle tendenze degli Aiuti Pubblici allo Sviluppo (APS) per tutti i paesi membri dell’Unione Europea. Se alcuni paesi virtuosi hanno già raggiunto la quota dello 0,7% dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo, nella maggioranza dei casi gli Stati membri non hanno rispettato l’impegno dell’APS per il 2010. Nonostante il rilancio dell’azione esterna dell’Europa di Lisbona, l’Unione Europea farà mancare 15 miliardi di euro di risorse per la lotta allo povertà.
Di questa mancanza una grave responsabilità ricade sull’Italia che quest’anno evidenzia una performance particolarmente negativa che, oltre ad allontanarci ulteriormente dalla media dei nostri partner europei, rende sempre più improbabile il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio da parte del nostro paese.
AIDWATCH 2010 — Il profilo dell’Italia
«Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti si è impegnato a tornare in linea con i nostri impegni entro tre anni» Onorevole Silvio Berlusconi, La Stampa — 05/07/2009
L’Italia sarà in grado di raggiungere l’obiettivo europeo per l’aiuto pubblico allo sviluppo previsto per il 2010? NO.
Quantità dell’aiuto
Nel 2009, l’anno della presidenza italiana del G8, l’aiuto pubblico allo sviluppo (APS) dell’Italia si è contratto del 31%, una riduzione superiore a quella della Grecia, riducendosi allo 0,16% del PIL. Si tratta del livello più basso dal 2004 che pone il nostro Paese all’ultimo posto nell’Europa dei 15 e ai suoi pari G7, paragonabile alla quantità di aiuto messa a disposizione da nuovi stati membri, come Malta e Cipro. L’Italia sarà la maggiore responsabile del mancato raggiungimento dell’obiettivo europeo per l’aiuto allo sviluppo dello 0,56% sul PIL, con 40% dell’ammanco europeo rispetto a quanto promesso nel 2005.
Parte della riduzione italiana è riconducibile sia al taglio del 56% — che il bilancio della cooperazione allo sviluppo del ministero Affari Esteri ha subito — sia a una diminuzione delle operazioni di “aiuto creativo”. Si tratta d’iniziative che sono contabilizzate come aiuto ma che non rappresentano un vero trasferimento di risorse ai Paesi in via di sviluppo, quali cancellazioni di debiti da tempo non rimborsati o spese per il sostegno al primo anno di vita dei rifugiati in Italia. E’ positivo che nel 2009 l’Italia non abbia deciso di contabilizzare come aiuto le borse di studio concesse a studenti stranieri per studiare in Italia, inserendosi con donatori virtuosi come Olanda, Svezia, Danimarca e Regno unito. Se sottraiamo queste spese, l’APS italiano nel 2009 è pari allo 0,15% del PIL, l’anno prima, senza l’”aiuto creativo” l’APS/PIL italiano era stato pari allo 0,15%.
Per quanto riguarda l’”aiuto creativo” è importante considerare che la migliore performance italiana del 2008 – 0,22% del PIL – è stata possibile anche grazie alla contabilizzazione nell’aiuto pubblico italiano – per la prima volta — delle attività di cooperazione allo sviluppo dell’8 per mille gestito dalla Conferenza Episcopale Italiana, per circa 80 milioni di euro. Si tratta di risorse finanziarie di cui lo Stato non dispone ma che semplicemente amministra e riparte sulla base della scelta del contribuente; quindi è contestabile che possano essere considerate APS.
Qualità dell’aiuto
Nel luglio 2009 la cooperazione allo sviluppo ha approvato il piano nazionale per l’efficacia dell’aiuto, elaborato durante sei mesi con il concorso attivo della società civile. Il documento prevede ventisei azioni di riforma e semplificazione gestionale della cooperazione del Ministero degli Affari Esteri per allinearsi al consenso internazionale sull’efficacia dell’aiuto. Si tratta di un documento ambizioso dalla struttura trasparente; per ogni azione si prevede un ufficio referente e una chiara scadenza. La sua messa in opera è il banco di prova, già alcune scadenze sono state posticipate.
Tra le ventisei azioni, una riguarda la revisione di molte linee guida tematiche — istruzione, ownership democratica, ambiente, salute, cooperazione decentrata, e genere. Fino ad oggi le ultime tre linee guida sono già state aggiornate e approvate.
Come previsto dal piano efficacia per tutte le linee giuda, anche la revisione di quelle di genere ha coinvolto i rappresentanti della società civile impegnati sul tema. Rispetto a quelle del 1998, le linee guida “gender” aggiornate affrontano un insieme più ampio di questioni, includono una sezione relativa all’efficacia dell’aiuto e aree d’azione più dettagliate. Purtroppo la sezione su monitoraggio e valutazione manca di indicatori e scadenze che rendano possibile conoscere quanto le linee guida saranno messe in pratica. La limitata attenzione al monitoraggio è un limite comune per tutte le linee guida finora approvate. Nell’ultimo anno è cresciuta l’attenzione ad analizzare tutte le iniziative di sviluppo in una prospettiva di genere, passando dall’8,4% al 99%.
Le consultazioni con la società civile in Italia stanno migliorando, con un processo che si sta strutturando anche verso la trasparenza. Per istituzionalizzare questa collaborazione rafforzata, Direzione Generale allo sviluppo e ONG stanno valutando la possibilità di costituire una sorta di osservatorio permanente ufficiale della società civile, un forma di consulta stabile per il confronto su tutti i documenti strategici elaborati dalla cooperazione italiana. Le organizzazioni della società civile dei Paesi in via di sviluppo (PVS) non possono essere finanziate direttamente dalla cooperazione allo sviluppo italiana. Oltre alla relazione finanziaria, scarso è stato il loro coinvolgimento nell’elaborazione delle strategie paese. I nuovi criteri per la redazione delle strategie Paese prevedono che gli uffici locali della cooperazione allo sviluppo italiana consultino le organizzazioni locali della società civile.
Nonostante il dialogo politico tra amministrazione e ONG italiane sia più strutturato e aperto e l’impegno ufficiale della cooperazione italiana a sostenere internazionalmente il principio dell’ownership democratica, l‘esame del comitato di sviluppo dell’OCSE (DAC) rileva che la quota di APS italiano canalizzata attraverso delle ONG nel 2009 (2%) è ben al di sotto della media degli altri Paesi donatori (7%), con una probabile riduzione in futuro.
Nel 2008, l’Italia ha recepito le raccomandazioni DAC per non vincolare più le concessioni d’aiuto alla fornitura di beni e servizi italiani per i Paesi maggiormente indebitati, allargando il gruppo dei Paesi meno avanzati dove la raccomandazione era in vigore dal 2002. Tuttavia, l’esame DAC della cooperazione italiana afferma che non è chiaro come l’Italia intenda rispettare l’impegno internazionale a ridurre ulteriormente la quota d’aiuti condizionati alla fornitura di beni e servizi italiani. Il DAC stesso riconosce che ulteriori progressi in questo ambito sono difficili a causa della disciplina normativa della cooperazione allo sviluppo, in particolare sui prestiti concessionali, che è stata interpretata per favorire le aziende italiane. Tra 2008 e 2009, l’Italia ha comunque aumentato la percentuale dell’aiuto non legata alla richiesta di forniture e beni italiani, passando dall’ultima alla quart’ultima posizione in Europa.
Le ONG chiedono al Governo italiano di:
• Produrre un piano per il riallineamento quantitativo dell’APS italiano, che preveda risorse in entrata vincolate alla cooperazione allo sviluppo;
• Impegnarsi a valutare annualmente la messa in opera di tutte le azioni previste dalle nuove linee guida di genere;
• Migliorare la trasparenza dell’aiuto, pubblicando on-line tutti i documenti di cooperazione allo sviluppo, inclusi gli accordi bilaterali;
• Aumentare la percentuale di APS destinata alle ONG, riallineandosi alla media degli altri donatori;
• Rendere obbligatorie le consultazioni con la società civile dei PVS;
• Avanzare nello slegamento dell’aiuto, specialmente per i prestiti concessionali e per l’aiuto alimentare.
LINK 2007 - 10 giugno 2010 -
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