L'istruzione dei piccoli guerrieri: intervista a Marco Loiodice
12-03-2018 | di COOPI

L'istruzione dei piccoli guerrieri: intervista a Marco Loiodice

Progetti di Educazione in emergenza, supporto psicologico e rimozione di mine anti-uomo: le tre aree di intervento in cui COOPI opera in Iraq con il finanziamento di AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo), raccontate da Marco Loiodice, responsabile area Medio Oriente, nell’intervista condotta per l’emittente radiofonica australiana SBS

Jolanda Pupillo ha discusso con lui il contesto di una situazione che rimane drammatica: nonostante il termine ufficiale del conflitto, avvenuto l’estate scorsa con la liberazione della capitale Mosul, l’area circostante necessita infatti di aiuti alla popolazione colpita, nonché di interventi per ripristinare edifici, case e, non in ultimo, scuole.

Ciao Marco. Potresti darci un quadro della situazione politica irachena?
L’Iraq è un paese che degli anni settanta in poi ha visto pochissimi attimi di tregua e non ha fatto eccezione l’ultimo periodo. Nel settembre 2017 c’è stato un referendum di richiesta di autonomia da Baghdad da parte della regione del Kurdistan iracheno e c’è stata una grandissima affluenza da parte del popolo curdo. Purtroppo Baghdad non ha ritenuto il referendum legale e sono seguite una serie di tensioni tra le varie etnie presenti.

Quali sono gli effetti per la popolazione?
Questo conflitto si svolge, come sappiamo, in una crisi regionale, che si estende dalla Siria fino all’Iraq con l’occupazione del 2013 al 2017 dell’ISIS: territori occupati, villaggi occupati e popolazione che non ha alternativa se non di andare avanti a testa bassa e accettare la situazione, spesso violenta. Le conseguenze sono gravi anche per l’infanzia: i bambini devono andare a scuola, ma mancano servizi igienici e di educazione.

Parlaci di “Aiuta un guerriero”. Chi sono questi “guerrieri”?
"Aiuta un guerriero" è la campagna che prevede di sostenere il programma umanitario di COOPI in vari paesi, con particolare attenzione alla cosiddetta “educazione in emergenza”. Questi bambini sono definiti “guerrieri” perché devono lottare ogni giorno per raggiungere i servizi scolastici. C’è chi sia in Niger che in Iraq non ha i soldi per il trasporto per andare a scuola e per le uniformi; in Iraq, addirittura, le strade per raggiungere le scuole possono essere minate. Nelle scuole, quindi, noi promuoviamo attività speciali che si legano a queste crisi: l’educazione al rischio di mine anti-uomo, cioè insegnare ai bambini come riconoscere il rischio e come tenersi lontano, per esempio quando arrivano a scuola. Già normalmente sono costretti a fare lo slalom tra le macerie e gli acquitrini lasciati a causa delle strade distrutte e degli edifici distrutti (tra cui spesso le scuole stesse). Per loro è una lotta quotidiana raggiungere le scuole, e lo vogliono veramente, ma hanno bisogno del nostro aiuto.

Come funzionano le vostre scuole temporanee?
Noi abbiamo cominciato nel 2017 e abbiamo installato in quattro località a sud di Mosul, all’interno di un distretto chiamata Qayyarah, le scuole temporanee. Queste sono fatte da container, che consentono un’installazione veloce proprio a fianco di scuole distrutte e dai tetti sfondati in fase di ristrutturazione, alla quale tra l’altro stiamo contribuendo. Abbiamo offerto servizi scolastici immediati a 1200 “piccoli guerrieri” che per anni non hanno potuto accedere alla scuola e che quindi in questo modo trovano un luogo protezione immediata. In questo modo possiamo anche accorgerci di chi ha esigenze psicologiche e attivarci di conseguenza, oltre a fornire loro materiale didattico e informazioni speciali (come quella sulle mine anti-uomo) a insegnanti e educatori. Stiamo quindi svolgendo un servizio-tampone immediato ma anche tarato sul lungo termine, in modo tale che i bambini in questo modo, crescendo, abbiano alternative migliori all’arruolamento in qualche tipo di esercito.

Ci sono anche bambine nelle scuole?
Ottima domanda, ti ringrazio per averla posta. Questo è un punto fondamentale per noi: abbiamo attività speciali sia per bambine che per le ragazze. Questi sono temi sensibili nei paesi; per esempio, dobbiamo stare attenti a installare adeguatamente i servizi igienici separandoli per maschi e femmine, e per quest’ultime devono essere protetti dal rischio di sguardi indiscreti e di violenze. Lo stesso vale per individui vulnerabili come bambini con disabilità, spesso causate dal conflitto armato vissuto.

Andare ancora a scuola sta aiutando i bambini a ritrovare un’apparenza di normalità?
Pare di sì: quando sono a scuola sembrano essere proiettati immediatamente in  un mondo nuovo e migliore rispetto a quello che hanno vissuto nei mesi precedenti. Chiaramente ci sono anche dei traumi profondi, che richiederebbero terapie specializzate. Tra i vari provvedimenti previsti all’interno delle scuole, le attività ludiche hanno un doppio scopo, perché danno possibilità di sfogo ed espressione creativa di cui i bambini hanno bisogno. Non c’è solo la fame di cibo, ma anche quella di conoscenza e di esprimersi: per farti un esempio, i container sono un po’ grigi, quindi sono stati colorati e i risultati finali sono meravigliosi. Emergono talenti che attraverso la scuola possono trovare la loro espressione, la quale altrimenti rimarrebbe nascosta.

La popolazione ha speranze per il futuro dell’Iraq?
Il paese è martoriato come è martoriata la regione da conflitti che sembrano eterni. Noi speriamo sempre che si possano trovare soluzioni e identifichiamo la speranza nella formazione, nell’educazione e nel supporto psicosociale. Riteniamo insomma, sulla falsariga di quanto diceva Mandela, che l’arma più potente da mettere nelle mani dei bambini sia proprio l’istruzione.

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Intervista in italiano disponibile qui.
Header photo: Simone Durante.