Pensieri e immagini da Mosul
02-02-2018 | di COOPI

Pensieri e immagini da Mosul

A west Mosul il grigio delle macerie regna sovrano e la città, al primo colpo d'occhio, sembra inabitata. Pochissime le persone, oltre ai militari al check point, che bivaccano ascoltando musica.

Mi ha colpito un ragazzino, seduto sul bordo del marciapiede... lo sguardo perso nel vuoto e secondo la nostra guida, affamato. Impossibile scendere dalla macchina, per questioni di sicurezza.

All'improvviso un vecchio e un bambino, raminghi, con lo sguardo fisso all'orizzonte, ai lati della strada i palazzi in frantumi: non c'è più vita a Mosul, almeno questo gridano i palazzi sventrati. La strada prosegue fino alla mosche al-Nouri, completamente distrutta anche quella. E' da qui che Abu Al Baghdadi, il 29 giugno 2014,  durante la preghiera del venerdì, annunciò la rinascita del Califfato e la proclamazione dello Stato Islamico ... oggi la scritta  “fuck ISIS” troneggia su parte della cupola: la moschea è stata oltraggiata per la seconda volta.

Ma la parte occidentale di Mosul non è morta... forse c'è speranza! 
Giungiamo davanti ad una scuola, uno sciame di ragazzini si accalca all'ingresso. La scuola è crivellata da ogni lato, sembra un pezzo di groviera. Entriamo, in fondo, da un enorme buco sul soffitto filtra il sole pallido, da una parte i banchi distrutti dall'altra la polvere e le macerie. Da un corridoio sbuca il preside, un uomo sulla cinquantina, basso ma con una tale presenza scenica da sembrare alto due metri, nel suo vestito buono con tanto di cravatta: quanta dignità, ne resto incantata come sempre. Comincia a parlare fitto fitto in arabo, la ragazza accanto traduce «c'è bisogno di aggiungere classi», i ragazzi in totale sono più di mille, divisi in due turni, i maschi la mattina e le femmine di pomeriggio. I bagni non si possono usare, i bambini se hanno bisogno, devono correre a casa.

 Lancio lo sguardo in un'aula, una maestra è intenta a fare lezione, nei banchi da due siedono almeno quattro ragazzi, uno addosso all'altro, si grattano la testa... forse pidocchi. Le loro facce sorridenti, fanno sperare, sono sporche, ma sorridono! Il preside ci porta nella sua vecchia scuola, a qualche centinaio di metri, ancora lì la coperta dove dormiva un combattente ISIS... mi chiedo che faccia avesse, se fosse arabo o straniero... chissà?

- Carmen Maddaloni, capo mssione di COOPI in Iraq