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Servizi di protezione per i rifugiati dalla Libia

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Chi parte dai paesi dell'Africa occidentale verso l'Europa passa per l'asse Niger-Libia/Algeria. Sfortunatamente, il viaggio migratorio spesso si rivela molto diverso da quella programmato e alla speranza di trovare condizioni economiche e/o di sicurezza migliori si sostituiscono esperienze profondamente traumatiche.

Una volta giunti a destinazione, infatti, un numero elevato di migranti viene fatto prigioniero e costretto ai lavori forzati in condizioni di schiavitù; altrettanto frequenti sono gli abusi fisici e psicologici, esercitati specialmente su donne e bambini.

È proprio per fornire accoglienza e protezione alle persone evacuate dalla Libia durante il periodo di transito in Niger che COOPI collabora con UNHCR all'interno del programma ETM (Emergency Evacuation Transit Mechanism), che prevede l’individuazione dei rifugiati e richiedenti asilo più vulnerabili nei centri di detenzione libici e la loro evacuazione in Paesi di transito in attesa di essere trasferiti in Paesi terzi.

COOPI gestisce attualmente 6 case di passaggio ad Agadez e 17 nella capitale Niamey, dove ha accolto a oggi più di 1000 persone. Gli ospiti delle case hanno accesso ad alloggio, vitto e cure mediche, assicurati dalla presenza costante di un’equipe di professionisti, oltre ad attività socio-ricreative ed educative organizzate quotidianamente in ogni centro, quali sport, sensibilizzazione, alfabetizzazione, teatro e danza.

A queste si affiancano attività di supporto psicologico; tra queste figurano appositi “spazi di conversazione”, in cui coloro che hanno vissuto esperienze simili possono sentirsi sicuri e condividere le loro emozioni. Ciò agevola la rielaborazione delle esperienze vissute, il prendere familiarità con le proprie paure e l’instaurarsi di una rete di sostegno reciproco.
Lo scopo ultimo è quello di fornire ai partecipanti un processo personalizzato di empowerment, attraverso il quale superare i traumi subiti e ricostruire sè stessi dopo quanto subito.


Il progetto è finanziato da:
UNHCR