Sicurezza alimentare in Ciad: le attività e i risultati
06-04-2018 | di COOPI

Sicurezza alimentare in Ciad: le attività e i risultati

Da giugno 2017, COOPI ha portato avanti nella regione del Lago Ciad il “Programma integrato d’urgenza per migliorare la resilienza e la sicurezza alimentare delle popolazioni più vulnerabili”, finanziato da AICS (Agenzia Italiana di Cooperazione allo Sviluppo). La sicurezza alimentare è fondamentale ed è garantita quando tutte le persone in ogni momento hanno accesso fisico, sociale ed economico ad alimenti sufficienti, sicuri e nutrienti che soddisfino le loro necessità e preferenze alimentari per una vita attiva e sana.

Il progetto, che terminerà ad aprile, si è proposto di fornire un supporto diretto alla popolazione locale, la quale, non avendo investito in agricoltura e allevamento a causa dell’operato terroristico di Boko Haram nella regione, si trova in condizione di estrema vulnerabilità.

Le difficoltà di entità maggiore sono tuttavia vissute dai rifugiati provenienti dalla Nigeria e dal Niger, in quanto privi di qualunque accesso alla terra; COOPI ha dunque permesso sia alle popolazioni autoctone sia ai rifugiati di disporre di quest’ultima attraverso la facilitazione di accordi di partenariato tra i vari gruppi agricoli e i responsabili di cantone, cioè i proprietari terrieri.  
Le attività previste hanno poi portato al rafforzamento delle capacità produttive di 40 gruppi agricoli mediante la distribuzione di strumenti e materiali: zappe, rastrelli, sementi cerealicole, leguminose e orticole. A queste sono state aggiunte differenti sessioni di formazione sull’itinerario tecnico delle colture erbacee e orticole e sulla commercializzazione.


Una delle problematiche maggiori vissuta dai gruppi agricoli è stata la disponibilità di acqua, sia per le irrigazioni che per uso potabile: è pratica comune per gli agricoltori realizzare perforazioni di bassa profondità (6-7 metri), che rendono l’acqua molto ricca di sali e poco adatta per l’agricoltura. Per ovviare al problema, sono state realizzate 40 perforazioni con profondità di almeno 18 metri nei 17 villaggi individuati dalle finalità di progetto.

Per quanto concerne la nutrizione, un’inchiesta relativa al consumo alimentare delle famiglie beneficiarie effettuata da COOPI ad agosto 2017 ha permesso di constatare che il 70% dei beneficiari  non consuma regolarmente ortaggi e frutta, con possibili conseguenze deleterie per la salute: deterioramento del tratto gastro-intestinale, anemia, emorragie, debolezza, irregolarità dei battiti cardiaci, minori difese del sistema immunitario. Il progetto si è pertanto occupato di formare donne incinte e allattanti in materia di buone pratiche nutrizionali, affiancandole a sessioni pratiche per insegnare loro come preparare il cibo in maniera adeguata. Essendo in genere proprio le donne preposte a questo ruolo all’interno delle famiglie, è facile capire come queste attività rivestano un’ importanza fondamentale.

Oltre al rilancio delle colture agrarie, COOPI ha infine promosso il rilancio dell’allevamento delle capre. Tra settembre e ottobre 2017 sono state distribuite 1.170 capre vaccinate, assieme ai necessari integratori alimentari a 390 donne, congiuntamente all’erogazione di due sessioni di formazione in allevamento. Nel mese di marzo 2018 i veterinari della delegazione dell’allevamento, con l’appoggio di COOPI e della ONG locale ALMP,  hanno formato 9 ausiliari dell’allevamento preposti ad assistere sia le beneficiarie delle capre sia i beneficiari indiretti dei 17 villaggi, in condizioni di vulnerabilità. Infine per scongiurare l’insorgenza di malattie contagiose, come il carbone dei piccoli ruminanti, sono stati vaccinate 4.000 capre appartenenti ai beneficiari indiretti.