Nord Darfur: nuove dighe per contrastare gli effetti di El Niño
08-07-2019 | di COOPI

Nord Darfur: nuove dighe per contrastare gli effetti di El Niño

Negli ultimi 30 anni, il fenomeno climatico di El Niño ha causato carenze di precipitazioni e siccità in tutto il Sudan, colpendo circa 59,5 milioni di persone.

Dal 2015, il protrarsi della stagione secca ha avuto ripercussioni ancora più gravi sulla produzione agricola, sui prezzi dei prodotti alimentari e sulla disponibilità di pascoli e di acqua.

Nelle località di Um Baru e Kornoi, nel Darfur settentrionale, ad esempio, l’allevamento e l'agricoltura rappresentano la spina dorsale dell'economia, ma dipendono dalle fonti d’acqua sia per il consumo umano e animale che per l'irrigazione.

Ridurre l'impatto di El Niño per le comunità colpite è quindi di vitale importanza, per garantire la sussistenza delle rese agricole, dell’allevamento e del fabbisogno idrico.

Ed è proprio con questi obiettivi in mente che in queste zone stiamo implementando il progetto “Mitigare gli effetti di El Niño per le popolazioni sfollate in Nord Darfur State", finanziato dall’Unione Europea.

Questa iniziativa triennale permetterà di supportare circa 108.000 beneficiari, di cui 18.000 famiglie, ai quali saranno forniti gli strumenti necessari per contrastare gli effetti del cambiamento climatico e migliorare la produttività dei mezzi di sussistenza.

Tra le attività principali di progetto, la riabilitazione di tre dighe in terra a Kerfu, Orchi e Meski aumenterà significativamente l’accesso all’acqua per la coltivazione e il bestiame, andando così a diminuire, indirettamente, le tensione e i conflitti tra pastori e piccoli agricoltori.

Il protrarsi della situazione di emergenza nell'area ha portato infatti a massicci spostamenti di popolazione, aumentando la pressione sulle scarse risorse naturali disponibili e aggravando l'attuale situazione di cronica insicurezza alimentare in queste zone.

Negli ultimi anni, ad esempio, oltre 30.000 persone sono ritornate nella località di Um Baru: l’aumento della popolazione costituita da rimpatriati, sfollati e residenti locali incrementerà in modo esponenziale gli effetti del cambiamento climatico e del degrado delle risorse naturali della zona.

A Kornoi, invece, a causa dei molti anni di conflitti, le infrastrutture e i servizi di base sono quasi completamente fuori uso e dal 2015, l’area ha registrato un deficit nella produzione di cereali, che ha aggravato la disponibilità di cibo.

Pertanto è imperativo intervenire sugli attuali effetti del cambiamento climatico e preparare le opportune azioni di mitigazione necessarie a preservare e gestire correttamente il territorio.