Verso COOPERA 2026: la proposta di LINK 2007 per una cooperazione più strategica
06-05-2026 | di COOPI

Verso COOPERA 2026: la proposta di LINK 2007 per una cooperazione più strategica

In un contesto internazionale segnato da crescente instabilità e da equilibri geopolitici sempre più complessi, la cooperazione allo sviluppo torna al centro del dibattito politico come leva strategica per promuovere sviluppo sostenibile e riduzione delle disuguaglianze a livello globale. In questo quadro si inserisce COOPERA 2026, la Conferenza Nazionale della Cooperazione allo Sviluppo che si terrà a Roma il 26 e 27 maggio: un appuntamento promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, convocata ogni tre anni per fare il punto sulle politiche del settore. Questa edizione assume un valore che va oltre il suo carattere istituzionale, anche alla luce del Piano Mattei per l’Africa, rafforzando il suo ruolo come momento chiave di indirizzo e rilancio della cooperazione italiana.

In vista della Conferenza, anche LINK2007 – consorzio di cui COOPI – Cooperazione Internazionale – ETS è membro  – ha elaborato una serie di raccomandazioni affinché COOPERA 2026 si traduca in un vero punto di svolta per rendere la cooperazione internazionale uno strumento sempre più strategico, paritario ed efficace, posto al centro delle relazioni internazionali e delle politiche estere.

La proposta in breve

COOPERA 2026 deve rappresentare un passaggio decisivo per ridefinire il ruolo, la qualità e la direzione della cooperazione italiana allo sviluppo. Non può limitarsi a un adempimento formale, ma deve diventare un punto di svolta politico e operativo.

La cooperazione italiana dispone di una base solida: una legge avanzata (125/2014), un sistema ricco di attori, competenze e partenariati diffusi e una tradizione consolidata e riconosciuta a livello internazionale. Il Documento Triennale 2024-2026 e il Piano Mattei hanno rilanciato il tema, riportandolo al centro della politica estera e del rapporto con le aree considerate strategiche come l’Africa.

Tuttavia, emergono ancora criticità evidenti: insufficiente coerenza strategica, frammentazione degli interventi, debole integrazione tra strumenti, eccesso di procedure, difficoltà di valorizzare pienamente tutti i soggetti attuatori e il rischio di partenariati più dichiarati che effettivi.

In una fase storica segnata da instabilità crescente e da una tendenza a ridurre le relazioni internazionali a rapporti di forza e di convenienza immediata, torna centrale il ruolo della politica nel definire strategie, principi, limiti e responsabilità delle scelte pubbliche. In assenza di questo indirizzo, il rischio è che prevalgano logiche di breve periodo e un indebolimento del diritto internazionale e delle regole condivise.

La sfida del prossimo triennio è quindi chiara: passare da una cooperazione spesso dispersa e procedurale a una cooperazione più strategica, più semplice, più integrata e più orientata all’impatto.

La crescente integrazione tra cooperazione, interessi economici e dimensione geopolitica – evidente anche a livello europeo e internazionale – rende ancora più urgente una chiara definizione degli indirizzi, delle priorità e dei criteri dell’azione pubblica, affinché restino centrali la riduzione delle disuguaglianze, il sostegno ai Paesi più fragili e la promozione di uno sviluppo sostenibile e inclusivo.

Ciò richiede alcune scelte precise: definire una strategia triennale chiara e realisticamente realizzabile; costruire partenariati paritari fondati su coprogettazione e ownership condivisa; concentrare le risorse su priorità definite in un orizzonte di medio-lungo periodo; valorizzare il sistema multi-attore in Italia e nei Paesi partner; semplificare radicalmente strumenti e procedure; rafforzare la governance, chiarendo ruoli, responsabilità e coordinamento tra i diversi livelli istituzionali; integrare in modo efficace finanza pubblica e privata; misurare risultati e impatto.

COOPERA 2026 dovrebbe riuscire a tradurre queste scelte in orientamenti operativi chiari e verificabili, capaci di assicurare che la cooperazione italiana possa svolgere pienamente il ruolo che la legge le attribuisce: componente qualificante della politica estera e strumento credibile di solidarietà, sviluppo condiviso e relazioni paritarie tra i popoli.