Secondo gli ultimi dati UNHCR, il numero di rifugiati in cerca di protezione e servizi essenziali in Libano si attesta a luglio 2018 a circa 976mila. Il Paese si conferma uno dei paesi più toccati dal conflitto siriano, di cui soffre ancora le conseguenze sia sul piano sociale che economico.
L’alta disoccupazione tra la popolazione giovanile libanese (attestata al 35% nel 2015, dati ILO) contribuisce a inasprire le tensioni sociali tra comunità ospitanti e rifugiati siriani. A questo si somma un tasso notevolmente alto di disoccupazione femminile, stimato al 68%.
Il progetto di COOPI è stato volto al rafforzamento della resilienza delle comunità locali e delle capacità delle Municipalità di Tripoli, Beddawe e Kalamoun, fornendo servizi e supporto alle comunità libanesi e siriane più vulnerabili attraverso attività in grado di generare rapidamente reddito e occupazione (rapid income-employment generation) per i membri di quest’ultime.
I 341 beneficiari selezionati, dei quali il 30% delle donne, hanno avuto così modo di partecipare alla riqualificazione di aree residenziali a medio-basso reddito altamente abitate, caratterizzate da uno stato generale di degrado e da una pianificazione degli spazi e dei servizi carente. I lavori svolti hanno incluso:
- riqualificazione del giardino pubblico di Al Imam Public Garden ad Abou Samra, Tripoli;
- riqualificazione di un muro di contenimento nella Municipalità di Kalamoun;
- riqualificazione del marciapiede della strada principale di Beddawe;
- riforestazione dell’area di urbana di Beddawe.
Ognuno degli interventi ha coinvolto 90 beneficiari (eccetto i 70 per la riforestazione di Beddawe), suddivisi in 6 squadre per 20 giorni di lavoro, per un totale di 6820 ore lavorative generate. In ciascuna squadra, i carichi e le tipologie di attività sono stati distribuiti in base a genere, età e competenze. Il salario è stato inoltre mantenuto a uno standard fisso per tutti i lavoratori.
Le opere di riqualificazione hanno consentito di raggiungere 88.000 individui nelle aree interessate, alleviando le tensioni tra libanesi e siriani e, soprattutto, dimostrando che una collaborazione fruttuosa e bene organizzata può portare benefici a tutti.
